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   Marketing / Tecnologia e innovazione
Realtà virtuale al servizio dello sviluppo territoriale: il modello dello store online è applicabile al turismo?
  Lunedì, 12 Giugno 2006 - 14:42  
 
Di Azzurra Pici

Nasce in Francia il primo centro commerciale interamente virtuale. In tre dimensioni, permette all'internauta di camminare tra le vetrine, entrare nelle varie boutique per fare compere o semplicemente curiosare. E se questo diventasse un modello applicabile al settore turistico?

 

Si chiama Lecentredumonde.com il primo centro commerciale completamente virtuale, visitabile come un ipermercato tradizionale comodamente seduti sul divano di casa. Accanto a negozi di beni di prima necessità, questo store virtuale accoglie negozi come Expedia, Opodo, Lastminute e Nouvelles Frontières, dove è possibile programmare e scegliere viaggi e mete di vacanza. La passeggiata all'interno di questo grande store è resa possibile dall'utilizzo di una piccola bussola con le direzioni che l'internauta può imboccare, e da una mappa del centro commerciale che segna costantemente la sua posizione all'interno. Comodo per chi è abituato ad avere a che fare con Internet ma anche "lento" per chi deve effettuare acquisti "al volo", Lecentredumonde.com è uno strumento molto divertente ed interessante per i neofiti del web, dal momento che una hostess virtuale è sempre pronta a dare notizie aggiuntive sul tipo di prodotto che si cerca e sulle ultime offerte ad esso collegate.

Si tratta insomma di un'idea molto originale e appetibile che potrebbe anche essere uno spunto di riflessione sul turismo virtuale. Cosa succederebbe infatti se si decidesse di adattare questo modello di "viaggio" al turismo tradizionale? In altre parole, perché non vedere una vacanza ed una destinazione turistica come un grande centro commerciale dove è possibile andare a visitare questa o quella attrazione? Potrebbe sembrare alquanto oltraggioso paragonare Roma ad un ipermercato, ma perché non poterla immaginare come un luogo di offerta culturale (patrimonio architettonico, musei, teatri, cinema, ecc.), alberghiera (hotel, motel, B&B, camping), enogastronomica (ristoranti, prodotti del territorio, regionali, ecc.), di mezzi di trasporto (bus, treni, aerei, ecc.), di attività ricreative (sportive e all'aria aperta) e di servizi di vario genere?

Del resto i primi passi per l'applicazione di quella che viene definita "realtà virtuale" al turismo e alla fruizione dei beni artistico-culturali sono già stati mossi: basti pensare ai musei virtuali sparsi per il web che consentono agli internauti di poter accedere alle bellezze dei musei più famosi al mondo, e non solo.

In un'intervista fatta da Ales ad Antonia Pasqua Recchia, direttore generale per l'Innovazione tecnologica e la Promozione del Ministero per i Beni e le Attività culturali, l'architetto parla di quanto "le tecnologie possano avvicinare ad un pubblico più vasto il patrimonio culturale e come una fruizione virtuale non sia un surrogato di una fruizione reale, bensì un arricchimento di informazione, di formazione e di stimolo alla fruizione reale", e ancora: "Oltre al valore sociale, occorre considerare uno spettro ampio di vantaggi di tipo economico, fondamentalmente incentrati sul fatto che la presenza di un bene culturale determina inevitabilmente riflessi positivi sull'economia territoriale, attraverso uno sviluppo dato dalle presenze turistiche in sé e da uno stimolo complessivo all'ambito produttivo. Il patrimonio culturale, infatti, è un fortissimo fattore di sviluppo, quando lo si considera nel contesto generale del sistema economico".

Quando la realtà virtuale diventa uno strumento di marketing per lo sviluppo territoriale.

 


 

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